イタリアの小さな物語 「Ritratto d’ India」

Oggi  una donna indifesa vestita di un sari dai colori squillanti ha fermato un veicolo con la punta delle dita. Può succedere solo in India. Dove persone, animali ed auto condividono lo stesso percorso preferenziale.
Salire su un risciò indiano a motore è un esperienza delirante: sfidare il caso e la fortuna per arrivare sani e salvi a destinazione è comunque preferibile ad immergersi nella calca di persone che riempiono le strade. Basta però un piccolo strattone per essere catapultati al di fuori del veicolo: in quel caso si è perduti in mezzo ad una folla senza nome. Non esistono segnali di precedenza e incroci predefiniti: qui anche io potrei cimentarmi nella guida bendato, ed esibirmi in superbe dimostrazioni sulla sella di un elefante alato.
Il divino permea l’atmosfera liquida di questo quadro ad olio che perde nitidezza nella fotografie. Suoni di clacson in lontananza.

Mi stordisco in quest’India fumante e distorta.
L’India è una grande strada contornata di vita: tutto avviene in pubblico sul bordo della grande carreggiata. E non esistono nè palazzi né case da visitare che valgano il paragone con questo flusso incessante di esistenze.
Dieci minuti in mezzo alla polvere e mi sento un rottame.
Tra i rifiuti e la sporcizia spuntano le donne in sari, belle colorate ed estremamente curate. Fiori appena colti, fresche rose, tenuta impeccabile, immuni allo scempio che le circonda, procedono a passo spedito, spavalde e protette da una schiera di sguardi che le seguono affascinati. L’India, dove gli uomini si perdono nella polvere e le donne la calpestano.
Ci si specchia nel finestrino che in realtà non esiste e si vede un passante che sorride. Invasione dei rispettivi spazi: dentro è fuori, fuori è dentro e tutto si trasforma in un’unica lunga processione senza fine.

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イタリアの小さな物語 「Dopo la tempesta」

Quante sensazioni mi svolazzano fra i capelli corti. Ho preso un po’ d’aria questa sera. Intrisa di devastazione, dopo la tempesta di questo pomeriggio. Piove da un mese e non accenna a smettere. Il paesaggio è cambiato, sembra autunno inoltrato a volte. Esco sul terrazzo in punta di piedi per ritirare il bucato, lavato, quasi asciugato e bagnato ancora una volta inesorabilmente dalle gocce di pioggia. Lo raduno in casa e lo appallottolo in soggiorno aspettando l’occasione propizia.

Oggi ho osato di più. Ho sfidato il cielo senza ombrello e sono andato ad appurare di persona quello che sento al telegiornale. La devastazione a cinque minuti di strada e nessun sentore a parte l’acqua incessante che picchia sui vetri. Prendo un sentiero proibito e forse anche pericoloso, sembra di stare al mare, c’è la sabbia bagnata che si mangia i mie sandali. Sprofondo un po’ per arrivare all’argine. Mi accovaccio e seguo con lo sguardo la corrente concitata. Un’altra settimana così e l’acqua ci sommergerà tutti.

Sollevo lo sguardo e vedo il cielo rosa. Ed è in questo istante che vengo travolto dalle mille sensazioni di cui parlavo prima. Fatico a reggermi in piedi, sto per cadere nelle acque fangose, ma provvidenziale una mano mi agguanta forte e sicura. Per fortuna, c’è ancora qualcuno che, in silenzio, asseconda le mie pazzie della domenica.

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イタリアの小さな物語「Diversivo」

Ho comprato un chilo di pane d’Altamura dopo mesi che non ne mangiavo. In realtà non mi serviva a nulla ma volevo essere lì nel negozio per sorbirmi la coda delle quattro del pomeriggio e vedere l’umanità che popolava quell’ora a me così inconsueta.
Gente di tutti i tipi annoiata e desiderosa di sbrigarsela il prima possibile, mentre io me ne stavo in disparte ad osservare affascinato quello spettacolo di vita con il numero in mano . E’ poi arrivato sfortunatamente il mio turno ma ho procastinato la mia dipartita dal negozio lasciando passare una signora con il suo barboncino.
Volevo gustare ogni singolo istante di quella situazione, fino a non avere più scusanti e a farmi scacciare dal negoziante. Che spazientito tentava di carpirmi un’ordinazione che non avevo considerato. Ho letto la scritta Altamura e l’ho ripetuta: era l’etichetta più grande che campeggiava sullo scaffale del pane. Era la mia unica via d’uscita per svicolarmi da quel momento a testa alta e rispondere positivamente alle aspettative del panettiere e della società in generale.
Mi sono ritrovato fuori dal negozio con una pagnotta gigantesca e il portafoglio svuotato. Forse era più comodo un gelato. Ho sgranocchiato il mio fragrante acquisto seduto su una panchina al sole, già troppo forte per i miei occhi da talpa. Da lontano sentivo un vociare di mamme e bambini. Un pane dal sapore delizioso. Sapeva di libertà.

イタリア文化会館 東京
イタリア語学校

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イタリアの小さな物語 「La ragazza del circo」

Mi stavo innamorando di te e del tuo modo di volteggiare in aria senza protezioni. Sfidavi il vuoto agganciata al trapezio per i piedi o per le mani. Non c’era alcun segno di esitazione nel tuo sguardo. Durante l’esibizione ti trasformavi in una dea ed io ti guardavo dal basso. Mi confondevo tra una folla sempre più numerosa. Tutti sublimati dalle tue evoluzioni, tutti pronti a lanciarti delle rose al termine dello spettacolo. Tornavo ogni sera: nel mese di luglio il circo itinerante faceva una tappa nella mia cittadina per alcuni giorni. I biglietti esaurivano tempo prima, ed occorreva comprarli con debito anticipo. Ad eccezione di quest’anno: le date degli spettacoli sono state misteriosamente cancellate. Non ci sarà nessun tendone ingombrante, nè le bancarelle di zucchero filato. Le chiacchiere delle comari e i gridolini dei bambini si perderanno la sera davanti agli usci delle case in un bicchiere di succo d’amarena, unico diversivo per scongiurare la calura delle serate afose. Il paese non vibrerà d’eccitazione e l’estate trascorrerà monotona. Svaniranno tutte le possibilità di rivelarti il mio amore, ragazza del circo. Qualcun altro godrà dei tuoi prodigi e ti sognerà segretamente. Non posso permettermi che ti avvicini e conquisti il tuo cuore.

Ho deciso di lanciarmi nel vuoto e di venirti a cercare. Abbandono il paese, arrotolo la locandina che ti raffigura sorridente e la uso come unico indizio per ricongiungermi a te, mio prezioso amore.

Poi ti ho ritrovato. Anche io in bilico sul trapezio della vita volteggio seguendo i tuoi movimenti leggiadri ed aspetto un tuo gesto per tenderti la mano e tenerti stretta. Uno scrosciante applauso mi invita già al prossimo numero. Sono entrato nel tuo mondo per conquistarti. Il bagliore dei riflettori scandisce i nostri giorni felici e non c’è niente di più bello che condividere con te questo spazio fluttuante al di sopra del palco. Ora appartiene ad entrambi.

イタリア文化会館 東京
イタリア語学校

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イタリアの小さな物語 「A luci spente」

Fin da piccolo ho avuto un rapporto piuttosto complicato con le apparecchiature elettriche. Manca della componente razionale. Della sicurezza di corretto funzionamento del dispositivo una volta inserita la spina. A me può succedere di tutto. Ed ecco l’antefatto: il bullo di turno chiede al pivello di sei anni di infilare il dito dentro la lampadina accesa per entrare nel club segreto. Il pivello ci casca e il suo braccio diventa per pochi secondi un cavo trasmittente di elettricità. Una scossa dritta al cervello, in grado di cambiarmi l’esistenza. Da quel giorno gli elettrodomestici mi considerano uno di loro, si divertono a provocarmi mostrandomi il loro lato estroso. Ne ho sperimentate di tutti i colori: da condizionatori esplosivi, a prese elettriche che funzionavano con tutti ad eccezione del sottoscritto, per non parlare dei computer fumanti e gli applicativi isterici. Se gli esseri umani sono insondabili e inaffidabili, figurarsi gli elettrodomestici con il loro indecifrabile linguaggio intermittente. Ho provato a trasmettergli le mie esigenze usando il codice binario, l’alfabeto Morse e addirittura il cirillico. Ma per ora nessuna risposta. Si tratta forse di una prova iniziatica per convincermi ad abbandonare il mio essere uomo e trasformarmi in pura corrente ad alto voltaggio? Sono a metà, in un limbo sospeso fra il mondo umano e quello Lampadina. Io comunque sopravvivo. A luci spente.

イタリア文化会館 東京
http://www.iictokyo.com/

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イタリアの小さな物語 Storie italiane

Buongiorno!

今日は新しいコーナーを紹介したいと思います!
「Storie italiane」です。
今日からはイタリア文化会館の講師も務めている・レバリアーティの短編ストーリーとイラストレーターのフィリップ・ジョルダーノのイラストが定期的にこのブログを不思議の世界へ少し旅させてくれることになります。
ガブリエレさんは食品会社「フェレロ」でイタリアでは誰も一度買ったことがあるキンダーサプライズという卵形チョコレートの開発に関わって、このころ小説家として活動を始めています。
彼のブログはhttp://www.gabrielerebagliati.com/ です。
フィリップ・ジョルダーノさん子供の絵本を作って、彼の作品は日本、フランス、韓国など様々な国に翻訳されています。またイラストレーターとしても活躍しています。
フィリップ・ジョルダーノさんのホームページはこちらになります:
http://www.philip-giordano-pilipo.com/
では、今日は第1回となる「La mia vita blu」を紹介しましょう!
楽しんでください!

La mia vita blu


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Ci scrutiamo l’una con l’altro impazienti di cominciare.
Davanti a noi un foglio bianco e un paio di colori.
Sorrido e impugno sicuro il blu.
Racconto la mia vita disegnando su un foglio di carta.
Le parole sono inutili: io non capisco la sua lingua, lei non capisce la mia.
La voglia di conoscerci però è tale da farci entrare nella dimensione straordinaria del disegno.
Circoscrivo uno spazio del foglio, accompagno i gesti misurati della mano a sguardi in ricerca della sua approvazione e di un qualche cenno di rinnovato interesse nei confronti dei miei graffiti indecifrabili.
Sembra funzionare: sorride divertita, mentre il blu straborda alla ricerca di nuovi spazi bianchi da riempire.
La storia prosegue e si arricchisce di sfumature rosse, verdi e gialle.
Un foglio non basta più. Si passa al retro. Inizialmente usa il rosa per farmi le domande: progressivamente diventa il colore della sua storia..
E’ il suo turno ora.
Ho calcato troppo il blu, ha trapassato la carta sottile, impregna anche il retro e si mescola al rosa.
Il suo tratto è più fine, le sue linee più sinuose descrivono una vita tutta salite e discese. Si concede una sosta nel racconto che ha le fattezze della sua casa sul fiume, la stessa casa che ospita le nostre bizzarrie in un piovoso pomeriggio di novembre.
Da allora sono passato tre mesi.
I simboli sono diventati parole: associa timidamente i suoni della lingua agli oggetti che disegno sul nostro quaderno segreto. Fitto fitto e tutto pasticciato.
Ora descrive di noi e del nostro presente.

イタリア文化会館 東京
http://www.iictokyo.com/

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