イタリアの小さな物語 「A luci spente」

Fin da piccolo ho avuto un rapporto piuttosto complicato con le apparecchiature elettriche. Manca della componente razionale. Della sicurezza di corretto funzionamento del dispositivo una volta inserita la spina. A me può succedere di tutto. Ed ecco l’antefatto: il bullo di turno chiede al pivello di sei anni di infilare il dito dentro la lampadina accesa per entrare nel club segreto. Il pivello ci casca e il suo braccio diventa per pochi secondi un cavo trasmittente di elettricità. Una scossa dritta al cervello, in grado di cambiarmi l’esistenza. Da quel giorno gli elettrodomestici mi considerano uno di loro, si divertono a provocarmi mostrandomi il loro lato estroso. Ne ho sperimentate di tutti i colori: da condizionatori esplosivi, a prese elettriche che funzionavano con tutti ad eccezione del sottoscritto, per non parlare dei computer fumanti e gli applicativi isterici. Se gli esseri umani sono insondabili e inaffidabili, figurarsi gli elettrodomestici con il loro indecifrabile linguaggio intermittente. Ho provato a trasmettergli le mie esigenze usando il codice binario, l’alfabeto Morse e addirittura il cirillico. Ma per ora nessuna risposta. Si tratta forse di una prova iniziatica per convincermi ad abbandonare il mio essere uomo e trasformarmi in pura corrente ad alto voltaggio? Sono a metà, in un limbo sospeso fra il mondo umano e quello Lampadina. Io comunque sopravvivo. A luci spente.

イタリア文化会館 東京
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